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Sul Seceda


Ho ritrovato due vecchie foto scattate sul Seceda: se non fossimo nell'era della fotografia digitale, direi che le avevo chiuse in un cassetto. Avevo deciso, in effetti di non svilupparle, tantomeno di pubblicarle.

I poveri raw giacevano in una cartella abbandonata sul PC, in mezzo ad altre cartelle di file dimenticati.


Suona molto cimitero 3.0, vero?


Ricordo bene quel giorno sul Seceda: durante l'ascesa faceva abbastanza caldo, ma in vetta decisamente meno e tirava un gran vento.

Salendo avevamo incontrato due ragazzi che viaggiavano in compagnia del loro coniglio: uno sbuffo di pelo chiaro, due orecchie e un nasino in perenne movimento, il tutto ben chiuso dentro un fantastico zainetto con vista.

Non so quanto la bestiola fosse felice di trovarsi lì, ma questa è un'altra storia.


Ero con un amico appassionato di fotografia, dotato di una costosissima e invidiatissima (da me) attrezzatura, nonché di un cavalletto degno di tale nome, al cospetto del quale il mio sembrava una stampella.

Ricordo di essermi sentita come lo svizzero incontrato durante un'alba sull'Alpe di Siusi: tutt'attorno i fotografi top, con la loro attrezzatura luxury, caldamente avvolti in abbigliamento tecnico firmato e contro-firmato (faceva un freddo barbino); lui con un giacchino spiumato, il cappuccio in testa, le dita congelate, intento a recuperare il suo sasso-contrappeso, nascosto il giorno prima sotto un abete.


Eppure quanto era figo quest'uomo che girava il mondo e campava soltanto della sua fotografia? Sono certa che un brivido di invidia ha solleticato la pelle di molti, là, sotto le giacche Montura.

Evviva gli spiriti liberi e l’attrezzatura fotografica demodé!


Fatto sta che ho ripescato quegli scatti, in memoria di una splendida giornata e di un coniglietto forse meno felice di me di trovarsi in mezzo a cotanta bellezza.



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