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E panzanella (toscana) sia!

Sulla panzanella gli aggettivi si sprecano: vi avranno detto che è fresca, gustosa, toscana, rapida, leggera...Ma vi hanno mai detto che unisce i puntini?

Quanto a 'toscana', devo raccomandarvi di non includere questo aggettivo tra quelli, come dire, per antonomasia: ho scoperto mio malgrado che esistono altre varianti regionali di panzanella, tra le quali la pugliese, la siciliana, la napoletana. Ebbene sì, così dice Google. E io che pensavo fosse un unicum!


Comunque sia, adesso vi racconto la mia panzanella, quella toscana, e cosa significa che questo cibo unisce i puntini.

Ma prima vi faccio una domanda: arrivate dal mio post Instagram sulla panzanella?

Se sì, allora scivolate più sotto al paragrafo che inizia con 'Che figura vediamo quando qualche morso di panzanella unisce i puntini?'.

Prima di arrivarci parlerò un attimo del rapporto tra buona scrittura e buona cucina e di cosa significa che un cibo unisce i puntini, ma voi tutto questo lo avete già sentito.


Se invece vi siete catapultati direttamente su questo articolo del blog, pazientate un attimo e continuate a leggere: i puntini li uniremo più sotto.


Sembra un libro game: ve li ricordate? Mi è appena venuta un'idea in merito.


Tornando a noi: che cos'hanno in comune la buona cucina e la buona scrittura?


Giorni fa, conversando delle mie velleità di blogger, una persona mi ha chiesto: "Come vorresti che fosse la tua scrittura?"


Fuori il termometro segnava 34 gradi, per cui può darsi la testa non funzionasse proprio a dovere, ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: vorrei che la mia scrittura funzionasse come un buon piatto.


La buona scrittura e la buona cucina si basano sugli stessi principi, non trovate?


- ingredienti di qualità

- tecnica

- equilibrio

- riconoscibilità (dei luoghi, delle storie, dei sapori, della mano che li ha creati)

- voglia e passione

- tanto amore


Come la buona scrittura, la buona cucina non necessariamente è ricca e patinata: spesso si nasconde tra gli ingredienti poveri e le preparazioni più ruvide, disadorne e dimesse.


Con profonda immodestia, ho pensato che nella mia scrittura vorrei ci fossero tutte le contaminazioni delle scritture che amo e assieme un mio stile, unico e riconoscibile.


- l'ironia di De Silva

- la potenza espressiva di Saramago

- la lucidità intellettuale di Eco

- la limpidezza di Terzani

- la densa scorrevolezza di Hobsbawn

- la leggerezza di Notti in bianco, baci a colazione

- la poesia di Neruda


Per tanti che siano gli ingredienti, però, ogni scrittura, come ogni piatto, deve avere una sua armonia. E deve unire i puntini.


Ma sì, i puntini. Come sulla settimana enigmistica: unisci i puntini e da un insieme insensato di punti numerati, comparirà qualcosa di visibile e dotato di senso.

Avete presente?


La scrittura, la mia e quella di altri, ha sempre esercitato per me questo ruolo: mi ha permesso di unire i puntini. Di interpretare, di capire, di leggere in un sol boccone quello che fino a un attimo prima era un insieme confuso di ingredienti.


Non sono mai stata particolarmente brava a interpretare la realtà in modo istantaneo: sono più una che lascia sedimentare e capisce a distanza di tempo. Un po' tarda, insomma!


Conosco cibi che uniscono i puntini. Proprio allo stesso modo: li assaggi e capisci tutto. Mangi, vedi, sai. All'istante.


Uno di questi, per me, è la panzanella.


Che figura vediamo quando qualche morso di panzanella unisce i puntini?


Dalla panzanella emerge una scena intera, una casa vicino a una pineta sul mare, con lo scivolo e le giostrine, una stanza luminosa con tutti i personaggi dentro, una stagione.


Ci sono i risvegli estivi nella casa di Cecina Marina, con mia nonna che fischietta e smuove rumorosamente le pentole alle cinque del mattino. Ci sono io che un po' più tardi approdo assonnata in cucina, la trovo che sta affettando cipolle e pomodori e mi chiede di prenderle un po' di basilico là sul balcone.


La docente del mio corso di food writing raccomanda sempre di non usare la nonna nei racconti di cibo: la nonna è spendibile massimo una, due volte.

Concordo, Mariachiara. La panzanella però è legata tanto strettamente alla mia nonna paterna e alla sua casa che davvero ancora sento quelle foglioline odorose di basilico strette tra le dita mentre le raccolgo sul balcone e allungo uno sguardo sotto, alla via già chiassosa, alle famiglie che si avviano in spiaggia nel colorato tripudio di borsoni, giochi da spiaggia, ciambelle gonfiabili e bambini festanti.


Il pane di Montescudaio è lì, inzuppato in acqua e aceto e strizzato, e nell'aria, oltre all'odore di cipolla, c'è il profumo dei pini marittimi che arriva da oltre la strada, quello del giornale che porterò in spiaggia per il nonno, quello del mio latte e biscotti che non sa più che sapore prendere e c'è anche tutta la scanzonatezza cecinese che non sono mai riuscita ad assorbire per intero, ma che mi ha sempre fatto sorridere.


LA RICETTA


Per una buona panzanella vi serviranno:


- pane toscano raffermo: 200 g circa

- pomodori ramati: 200 g circa

- una cipolla di tropea

- un cetriolo

- aceto

- acqua

- olio EVO

- sale

- pepe

- basilico


Il pane va bagnato in acqua e aceto e poi strizzato. Le proporzioni di acqua e aceto le deciderete voi, in base a quanto vi piace che la panzanella sia piccante.


Una volta strizzato il pane, mescolatelo alla cipolla, ai pomodori e al cetriolo affettati e condite con olio, sale e poco pepe (se lo gradite).


Non ho mai visto preparare questo piatto da altri che non fossero mia nonna: già che ci sono e che la nonna ormai l'ho spesa, vi svelerò il suo segreto.

A parte il pane, che, non so come, una volta strizzato, diventava straordinariamente asciutto (non riesco mai ad averlo così), conferendo alla panzanella l'esatta consistenza che deve avere, mia nonna ha sempre detto questo: il basilico non si tocca mai col coltello.


Ecco perché, io che ho almeno tre utensili diversi per sminuzzare le aromatiche sul tagliere, nel caso della panzanella non lascio che alcuna lama neppure sfiori il basilico e spezzo rigorosamente ogni fogliolina a mano.


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