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Di incenso, acqua santa e castagnole ripiene

Sì, lo so che siamo in quaresima, Carnevale archiviato e con esso i vari martedì e giovedì grassi pieni di dolci ricchi e goduriosi (e grassi). Nel mettere via ho incontrato queste scatto delle castagnole e la loro superficie ammantata di granelli di zucchero mi ha trascinata in un vortice di ricordi.

Ho un passato da chierichetta.

Successivamente si è dimostrato che navate, sagrestie e inginocchiatoi non erano propriamente il mio habitat, ma devo dire che da piccola l'odore di incenso, la fiamma tremula delle candele e il coro sommesso delle litanie hanno esercitato su di me un certo fascino.

Il sacerdote del paese, don Barabino (per noi da sempre ' il rettore'), era a suo modo un illuminato: parlava e scherzava con noi ragazzi, ci regalava dei libri, lasciava che rubassimo le ostie non consacrate e il vin santo della liturgia (sì, secondo me lo sapeva) e che facessimo esperimenti da apprendisti piromani con le candele accese dai fedeli.


Ma il momento in assoluto più bello era la benedizione delle case, il rituale che precede la Pasqua e che per noi bambini significava una giornata di bengodi a spasso col nostro rettore per le vie del paese.

La carovana rettore-chierichetti era infatti accolta in ogni casa con un trionfo di leccornie: i paesani si superavano con l'imbandire banchetti da crapuloni, distese di dolci, cibo a profusione, bevande di ogni genere. Un'opulenza degna della Roma imperiale.

Spruzzata l'acqua santa con le formule di rito in ogni stanza della casa, ci si sedeva a tavola, dove ogni famiglia snocciolava le sue specialità: c'era chi imbandiva vassoiate di salumi e formaggi, chi preparava un soffice ciambellone bicolore chi friggeva i bomboloni. Poi c'erano i due appuntamenti più attesi: le maestre Pieri possedevano un attrezzo ai nostri occhi straordinario, la gelatiera, con la quale scodellavano paradisiache porzioni di crema e cioccolato nelle quali non vedevamo l'ora di intingere avidamente i cucchiai.

Una delle ultime case che visitavamo era quella di Annamaria, al Colletto, dove ci aspettavano le castagnole. Arrivati a quel punto avevamo mangiato ogni bendidio...se ci penso mi sento ancora sazia. Tuttavia nel nostro stomaco lasciavamo sempre un posticino per quelle superbe castagnole: frittissime, zuccheratissime, morbide, traboccanti di crema pasticcera al punto che ci avresti fatto a scarpetta.


LA RICETTA


Per le castagnole:

- Uova: due uova medie

- zucchero 50 g

- farina 00: 200 g

- burro: 40 g

- scorza di limone: ½

- liquore all'anice: 10 g

- sale fino: un pizzico

- lievito in polvere per dolci: 8 g

- baccello di vaniglia: uno


In una ciotola versate la farina e il lievito, unite lo zucchero e i semi della bacca di vaniglia, poi le uova e il burro ammorbidito. Grattugiate la scorza di mezzo limone biologico, quindi impastate il tutto.

Aggiungete anche il liquore (se non avete un liquore all'anice (personalmente non lo amo) non disperate: potete usare un qualsiasi altro liquore. Io ho usato il solito ron Zacapa reserva invecchiato 30 anni...sì, non odiatemi: quello avevo.


Quando l'impasto avrà raggiunto una certa consistenza, trasferitelo sul piano di lavoro e continuate ad impastare.


Formate una palla e ricavatene dei bocconcini di circa 20 g l'uno. Date loro una forma rotonda e friggeteli in olio caldo fin tanto che non risulteranno dorate.


Dopo averle scolate potrete farcirle a vostro piacimento, con crema pasticcera, crema al cioccolato, crema di pistacchi...ok, basta così. Vedete voi: saranno comunque fantastiche!


Per la crema pasticcera:

- Latte: 1/2 litro

- zucchero: 150 g

- farina 00: 60 g

- uova: 5 tuorli

- scorza di limone½

- baccello di vaniglia: uno


Portate quasi a ebollizione il latte con la vaniglia e la scorza di limone.

Nel frattempo montate a spuma i tuorli con lo zucchero, incorporate la farina, quindi il latte.


Trasferite in una casseruola e cuocete a fuoco dolce, mescolando di continuo, per circa 10 minuti, fin tanto che la crema non addenserà.



Delle castagnole non si butta via niente: coppa di crema chantilly con croccante di castagnole sbriciolate (ho usato quelle già rotte), nocciole tostate e cioccolato. Per rendere il tutto ancora più goloso, tra i due strati di crema ho aggiunto una riduzione di mirto e zucchero di canna mascobado.


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